
{"type": "/type/text", "value": "L’urbanistica è l’insieme degli atti di pianificazione e di programmazione delle trasformazioni territoriali. Ogni azione tendente a modificare l’organizzazione del territorio, mutando la distribuzione della popolazione e delle strutture produttive e delle infrastrutture di servizio oppure alterandone le relazioni è un atto urbanistico. L’ecologia nel rilevare le relazioni degli esseri viventi con l’ambiente modifica la costruzione scientifica dell’urbanistica. Attraverso i fondamenti si pongono i riferimenti conoscitivi della scienza. Attraverso l’osservazione delle trasformazioni territoriali indotte dall’urbanistica si costruiscono ipotesi generali e derivate. Un approccio scientifico all’urbanistica esige d’altra parte chiarezza metodologica e operativa, e rigorosa. Occorre definire le grandezze significative e i metodi di misura per disporre di adeguati elementi quantitativi per sostenere interpretazioni e per discuterne i risultati, in modo da orientare scelte e piani. Solo con formulazioni scientifiche condivise, autonome rispetto agli interessi particolari, sarà possibile proporre ipotesi e teorie da verificare o falsificare in funzione dell’osservazione del mondo reale, vero e unico laboratorio. La teoria urbanistica in ambito ecologico ricerca risposte alle criticità ambientali e sociali, per ridurre gli impatti negativi e per riequilibrare la distribuzione delle risorse e guidare economia territoriale verso il miglioramento della qualità della vita. La teoria in ambito ecologico amplia le responsabilità dell’urbanistica, un’emancipazione possibile solo se la politica offrirà le necessarie garanzie per sviluppare le conoscenze e per indagare responsabilmente il concetto di sviluppo. Solo sviluppando assunti e ipotesi verificabili, solo costruendo teorie forti si possono promuovere spazi “politici” capaci di riconoscere gli interessi particolari e di orientarli alla realizzazioni di interessi generali. Di questi, allo stato attuale se ne riconoscono almeno cinque come essenziali: il primo assunto riguarda l’articolazione dell’urbanistica in rapporto alla continuità del territorio e dell’ambiente; il secondo assunto riguarda l’indipendenza della teoria urbanistica dagli interessi; il terzo assunto riguarda l’esplicitazione dei conflitti interni all’organizzazione territoriale e la formulazione di obiettivi che rispondano ad interessi generali; il quarto assunto riguarda il controllo del processo urbanistico; il quinto assunto, infine, riguarda il limite delle autonomie locali e la condivisione di obiettivi e strategie generali attraverso processi di coordinamento. Nel primo assunto si ipotizza che l’unità e la continuità territoriale e ambientale implichino che l’urbanistica debba riguardare in maniera omogenea aree vaste. L’unità e la continuità territoriale costituisce infatti l’ambito in cui si manifestano gli impatti diretti e indiretti, isolati e cumulativi delle azioni e delle trasformazioni urbanistiche. L’unità e la continuità territoriale è indipendente dai confini amministrativi e, a maggior ragione, non può essere confinata entro di essi. Con il secondo assunto si ipotizza che l’indipendenza della conoscenza scientifica si attui nell’indipendenza dagli “interessi” e debba corrispondere alla capacità della politica di confrontare teoria e prassi. La costruzione di metodi condivisibili di osservazione delle dinamiche e degli effetti indotti dall’organizzazione territoriale nelle relazioni sociali e ambientali è condizione necessaria per una teoria generale. Nel terzo assunto si ipotizza che l’organizzazione territoriale svolga implicitamente funzioni conflittuali ma rilevanti, poiché è, allo stesso tempo, centrale nell’equilibrio sociale sul territorio, centrale nello stato del sistema aria-acqua-suolo e centrale nello sviluppo economico e nella formazione del prodotto interno lordo: di conseguenza si ipotizza anche che la mancata esplicitazione delle funzioni impedisca l’assunzione di obiettivi generali. Con il quarto assunto si ipotizza che l’efficacia dei piani urbanistici possa essere misurata attraverso sistemi informativi geografici, attraverso metodi e regole formali, attraverso l’esplicitazione dei diversi atti urbanistici e la lettura complessiva del processo di pianificazione territoriale, di programmazione della spesa pubblica e di attuazione, in cui risorse pubbliche e private concorrono alla produzione di territorio. Il quinto assunto consegue direttamente dal precedente, in quanto ipotizza che l’efficacia dell’urbanistica dipenda non tanto dal piano, quanto da un coordinamento strategico, capace di condividere alcuni aspetti operativi attraverso la riunificazione concettuale ed operativa di diversi settori interni alla singola pubblica amministrazione e attraverso l’integrazione tra le pubbliche amministrazioni. RECENSIONI: Giuseppe Campos Venuti, “Urbanistica come disciplina. Luca Marescotti, Urbanistica, Accademia, Milano 1979, ( pagg. 467, L. 6.000)”, in: Rinascita, n.3, 18 gennaio 1980, p. 19 L'urbanistica ha impiegato almeno quindici anni in questo dopoguerra per essere riconosciuta in Italia come la disciplina che ha per oggetto le città e il territorio ed i mezzi per guidarne lo sviluppo e la trasformazione: di conseguenza i pochi libri, pubblicati in quel periodo erano la traduzione di testi stranieri. Dopo i corsi universitari di Luigi Piccinato stampati subito dopo la guerra, a rompere il ghiaccio dei contributi italiani fu Giuseppe Samonà nel 1959, con L'urbanistica e l'avvenire delle città, che tratteggiava il quadro delle vicende urbanistiche europee ed italiane. Nel 1962 uscì Roma moderna. Un secolo di storia urbanistica di Insolera e successivamente, con due titoli quasi simili, Le origini dell'urbanistica moderna e Origini e sviluppo della città moderna, Benevolo e Aymonino scelsero anch'essi la strada dell'interpretazione storica; solo nel 1965, con Mirabilia urbis di Cederna e nel 1967 con Amministrare l'urbanistica di Campos Venuti, il primo con la denuncia, il secondo con l'analisi della situazione e le proposte per superarla, si affrontò apertamente la tematica operativa dell'urbanistica e da allora,fu un susseguirsi sempre più fitto di titoli legati al presente. Mancava ancora però un contributo dedicato alla disciplina in quanto tale, alle sue diverse definizioni critiche, ai modi e alle scuole con cui si è manifestata, alle tecniche e alle problematiche che affronta, un «manuale» insomma, nel senso positivo del termine: è quanto ci ha dato Luca Marescotti con il suo Urbanistica. A precisare meglio il contenuto del testo l'autore aggiunge, infatti, un sottotitolo: «Saggio critico, testimonianze, documenti, bibliografia ragionata». E' dunque un libro che si Indirizza chiaramente agli studenti e agli studiosi, ma anche a tutti coloro che desiderano conoscere cos'è l'urbanistica, senza esserne necessariamente dei cultori o degli specialisti. D'altra parte nel libro è raccolta e sistematizzata la sintesi chiara e fedele della letteratura urbanistica italiana e straniera, senza che ciò risulti in alcun modo di peso nella lettura: il testo, infatti, resta piano e scorrevole, a dispetto della.grande quantità di citazioni, utilizzate non già per sfoggiare erudizione, ma per indirizzare il lettore più interessato a successivi approfondimenti conoscitivi. In genere sono piuttosto infastidito dall'eccesso di citazioni, eppure in questo caso ho dovuto ricredermi, perché Marescotti è riuscito ad usarle sia come riferimento bibliografico, sia come traccia essenziale delle informazioni, delle opinioni, degli eventi della disciplina urbanistica. Oltre metà del libro è presa da quello che l'autore ha definito «saggio critico », cioè la sua interpretazione di come l'urbanistica moderna si è formata ed è stata definita, i contributi che ha fornito come scienza, ma anche le prospettive che il presente' sembra indicare. Ai richiami bibliografici che costellano questa parte del libro, si combina l'ultima parte, qua. si cento pagine in cui centinaia di opere sono schedate e accompagnate da un breve, ma esauriente sommario: documentazione questa di grande utilità, che ha reso certamente necessario un paziente e lungo lavoro, al quale generalmente gli studiosi italiani del settore non sono abituati. L'unico difetto che mi pare valga la pena di segnalare è di carattere tecnico: infatti le note a piè di pagina che servono da collegamento fra il saggio e le schede bibliografiche, non mi sembrano sufficientemente chiare per una rapida ricerca del libro citato. Basterà indicare la pagina che riporta la scheda e tale difficoltà sarà agevolmente superata.. Il libro è completato da quasi cento pagine di antologia, non indispensabile all'economia del testo, ma certamente assai bene selezionata: da Platone a Engels, da Sereni a Insolera, autori classici e moderni, capaci di fornire esempi emblematici della pluralità di temi che finiscono per convergere nella disciplina urbanistica. Valeria Erba, in: Casabella 1979 Il tema del territorio, a partire dalle sue connotazioni e trasformazioni storiche, sociali, economiche, fisiche arrivando fino ai problemi di pianificazione e governo, è attualmente presente all'interno di una consistente produzione bibliografica, in genere di tipo specialistico e indirizzata ai propri specifici utenti. Il primo pregio del libro di Luca Marescotti è proprio quello dì aver cercato di collocare tutte le tessere del mosaico complesso costi1uito dai vari aspetti del concetto di \"territorio\" entro un Quadro organico, riconoscibile e critico, dilatando il termine \"urbanistica\" ben al di là del suo significato etimologico. La forzatura del termine \"urbanistica\", comunque, è giustificata e ampiamente documentata dallo stesso autore attraverso l’esegesi storica del concetto di urbanistica, utilizzando sia le vere e proprie definizioni del vocabolo contenute i
Page Count:
722
Publication Date:
2008-01-01
ISBN-10:
883874226X
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