
Intrigante, esagitata, acutissima, Dorothy Parker (1893-1967) è stata l'autentica protagonista dei "Roaring Twenties". Cominciò su "Vanity Fair", fu la firma più sprezzante e temuta del "New Yorker", il suo humour nero, eleganza barricata nel cinismo, non risparmiava nessuno. "Non sopporto il mio stato mentale:/ sono scontenta, garrula, asociale", si sfotte, questa Baccante in abito di gala, in una delle sue poesie più folgoranti. Fece moda, fece scuola, Dorothy Parker, "Dot" per tutti: la prima raccolta di versi, Enough Rope, superò le 47mila copie vendute. "Dorothy Parker ha scoperto una verità grave e salutare al tempo stesso: in quasi tutte le nostre più sentite disgrazie c'è qualcosa di irresistibilmente assurdo, se non addirittura comico", ha scritto di lei uno dei suoi più sagaci ammiratori, William Somerset Maugham. Spiata dall'FBI a causa delle sue simpatie comuniste, espiò la fama in una vecchiaia disordinata: dimenticata da tutti, in uno squallido residence, impetrava da Hemingway un parere sulle sue short stories, affidò le proprietà, per testamento, a Martin Luther King. Scrisse per Hollywood, ottenendo due candidature all'Oscar; in un film di culto di qualche anno fa, Ragazze interrotte, Angelina Jolie recita una delle poesie di culto di "Dot": "I rasoi fanno male; i fiumi sono freddi/ l'acido lascia tracce; le droghe danno i crampi/ le pistole sono illegali; i cappi cedono/ il gas ha un odore nauseabondo. Tanto vale vivere". Fu un'icona. Scontrosa. (Fonte: editore).
Page Count:
159
Publication Date:
2022-01-01
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